LA PROVINCIA PEDAGOGICA

Un viandante arruolato nella Provincia Pedagogica… tra i rinuncianti

Mese: dicembre, 2011

SOTTO L’ALBERO CORALLO

Stava seduta su una poltroncina bassa, in legno di rosa, sotto il grande albero corallo.
Il profumo del mughetto di maggio, il suo preferito e che lei chiamava “ il potere della purezza ˮ, si spandeva ovunque.
Appariva stranamente diafana e la sua voce era molto cambiata. La si sarebbe detta sempre più la voce di una bambina: non avevo mai pensato potesse morire.

Sei uno strano uomo ‒ mi disse ‒ te ne stai davanti a quella piccola finestra e hai il mondo sulla punta delle dita: una geografia istantanea, la storia dappertutto… ˮ

Appariva bianca bianca. Si potevano vedere soprattutto i suoi occhi, che sembravano ora più grandi sotto il suo copricapo di mussola stretto intorno alla fronte.

Sei perennemente sdraiato su quel tavolo operatorio, ‒ continuò ‒ completamente nudo, e lasci che gli altri frughino dentro di te e a volte li esorti:  ‘ guardate lì, al di sotto del cuore! No, non lì… più sotto!! ʼ

E quelli frugano, credendo di portare via qualcosa che li sfami, mentre sei tu, in realtà, che stai succhiando loro il sangue senza che se ne accorgano. Sei sempre stato così, sin da ragazzo. Anche allora pretendevi che tutto fosse esposto e che gli altri avessero la tua stessa forza nel rovistare tra la spazzatura della coscienza, tra i rifiuti dell’anima.
Ricordo quando dicevi: ‘ ci vuole un cambiamento. La coscienza stessa deve fare un esercizio di allargamento ‒ o di schiarimento, non ricordo bene ‒ corrispondente, sul piano fisiologico, a quello che può essere l’accrescimento cerebrale che separa l’uomo del neolitico dall’uomo davanti al televisore. ʼ

Ricordavo, anche se di tempo ne era passato, ma ora la coscienza mi appariva quale lei, senza che io comprendessi, me l’aveva mostrata allora: un fiore dai mille petali colorati.
Il suo viso era così minuto e bianco. Una concentrazione quasi feroce nello sguardo: pensai che bisogna essere davvero intrepidi per sostenere quello sguardo.

Sai ‒ riprese ‒ io trovo la vita ancora bella ed esclamo con Goethe: ‹‹ Oltre le tombe, avanti! ›› ˮ

Il suo pensiero esuberante, limato fino alla trasparenza.

Un goccio di poesia? ˮ e cominciò a declamare:

A lungo ho scavato a fondo,
In un orrore di melma e fango,
Un solco per il canto d’un fiume d’oro
Una dimora per un fuoco che non muore

Ho faticato, sofferto nella notte della materia
Per portare il fuoco all’uomo
Ma l’odio dell’inferno e il disprezzo degli uomini
Sono il mio cibo da quando ha avuto inizio il mondo
Mille e una sono le plaghe mie
E i re titani m’assalgono

Và dove nessuno è andato, gridò una voce
Scava più a fondo, più dentro ancora
Fino all’inesorabile pietra in fondo
E batti alla porta senza chiave…

Sceso per le cieche vie del corpo
Fino ai misteri sotterranei

Son risalito al temibile cuore muto della terra
E ho inteso la campana della sua messa nera
Ho visto la sorgente da cui ha inizio la sua agonia
E l’intera ragione dell’inferno.

‘ Al di là delle tombe e al di là delle vette ʼ pensai.

La vita manca terribilmente di qualcosa. Ci si muove, si gira, ed è uguale. Tutto resta là, come non si fosse mai mosso.
Un piccolo buco dentro mai colmato.
Pensai che forse, il tempo, è soltanto la lentezza della nostra coscienza, mentre lei, che sembrava aver compreso i miei pensieri:

Un goccio di gioia? Sarà l’ultimo ˮ e il suo sguardo si addolcì di una minerale preziosità.

Aveva 76 anni e mi voleva bene.

al colmo del cuore

Il loto e la rosa dormivano il loro sonno e la pavoncella era scomparsa, tra il sorgere di Sirio e il suo tramonto.
I capelli biondi, esili come una foschia dorata, facevano da cornice alla sua indole rara e delicata.

Sai? Ti ho visto venirmi incontro, mentre la mia mente sembrava una fuga di specchi magici. Ero fuori dalle cose, lo so.
Un eccesso di vivacità e di energia mentale che trova sfogo nella continua attività dell’immaginazione. Così dissero. “

Pensai al confine tra santità e perdizione e che anche lei, al mattino, fosse costretta a fare appello all’oblio perchè le concedesse qualche sprazzo d’identità.
Fissai lo scintillìo del suo sguardo.

Io mi rendo conto di tutto, capisci? Ma non so che farmene. La mia mente è simile a un ambiente circondato dall’aperto. Ora vedo delle figure attorno a te, sembrano sospese nel cielo. “

Guardai fuori, attraverso le piccole losanghe colorate che a quell’ora assumevano le trasparenze più profonde e dietro alle quali si avvertiva il sorriso mesto del sole.

Sai cosa diverrà quel blu profondo e quel rosso rubino? “

” Sì, – risposi – diverranno entrambi sempre più scuri, fin quando il sole non tornerà a raccontare loro una storia, che muta a seconda delle ore, dei giorni, delle stagioni. “

Come la mia mente, che è attraversata da qualcosa di simile alla luce e, a seconda di quanta ne riceve, crea immagini sempre diverse. “

L’abbracciai e sentii il cuore correre nel suo petto, come fosse stato murato vivo in una prigione, e un lampo involontario di dolcezza rischiarare il suo sguardo: qualcosa di sconosciuto l’aveva visitata.
Un cuore aveva fatto naufragio sulle rive della mia anima.

Si era fatto buio e un frammento di luna illuminò la scena: un petalo di rosa volato via da un libro, un orologio in una stanza vuota.
Mi ritrovai in strada: e mi pioveva negli occhi.

INANNA

I giardini vengono gettati nell’acqua fredda delle sorgenti, tutta questa falsa coltura oscilla dalla parte della lattuga.

Antonio alzò gli occhi dal libro: cosa ci faceva ancora in quella città? Il parco era silenzioso, abbassò la testa e si rimise a leggere.

Nel ciclo ristretto, favorito dal tempo canicolare, i giardini passano d’un tratto dal verde al secco. La conclusione univoca dell’orticoltura posta sotto il segno di Sirio, consacra la sterilità e l’impotenza dei semi di Adone.

Quale universo simbolico gli era venuto incontro? E che cosa avrebbe determinato?

Alla prima domanda avrebbe potuto rispondere molto dettagliatamente e, proprio per questo, temeva oltremodo la seconda.

‘ Debbo trovarla ’, pensò alzandosi e ricominciando a camminare. Non faceva altro da giorni. Leggi il seguito di questo post »

SOPDET

Polvere umana, così si presenta il viavai ininterrotto nelle strade del Cairo. Tra una selva di cupole e di minareti, l’occhio rimane abbagliato da un formicolio di fez rossi, turbanti azzurri, verdi, bianchi, di caftà e di kefia multicolori.
L’udito è colpito da un miscuglio stridente di lingue, grida, invocazioni e le severe e gutturali note dell’arabo, antica lingua del deserto, svettano su tutte. I fremiti delle sue consonanti e le sue vocali simili al ruggito di un animale, si rincorrono fra sicomori e mimose gigantesche, mentre ondate di profumo: muschio, sandalo, zenzero, si diffondono ovunque.
Dall’alto di un minareto, la voce stridula di un muezzin, che richiama alla preghiera della sera, si abbatte in quella sorta di formicaio umano e il sole che tramonta indora i musciarabì delle case moresche.
La zona est della città è rimasta la stessa attraverso i secoli: un groviglio di viuzze strette e tortuose, dove non è raro che un veicolo ed un asino si disputino il passaggio.

 In una di queste, una donna, dopo aver attraversato Midan Ataba, Leggi il seguito di questo post »

KUST O DI UN MINUTO D’ETERNITA’

Come se il nostro stesso andare a tentoni fosse già una strada: come se la sincerità dello sforzo creasse in noi una via.

‘‘ La morte è solo una vecchia abitudine. — mi disse guardando fuori dalla finestra — Avevo degli stivaletti verniciati che erano tutti screpolati e perchè non si vedesse li tingevo. — ora sembrava parlasse unicamente a se stessa. Le sue parole erano più rare del suo sorriso — Si va da una porticina all’altra e di scoperta in scoperta, dove prima non c’erano altro che futili viali e migliaia di passi senza senso.
Il tempo interiore è governato dalle emozioni e il tuo si è fermato. Batti e ribatti sullo stesso punto, come se la dimensione del futuro non fosse più e il presente si dilatasse senza alcuna trascendenza possibile. Qualcosa ha reciso la tua strada e ha fatto di te una malinconica monade isolata, immersa in un tempo sospeso, senza futuro e con un passato irrigidito da una carezza raggelante. ˮ

Mi vennero in mente le husserliane intuizioni eidetiche che ‘‘ ci consentono di cogliere le strutture di significato oggettivamente costitutive di ogni bla bla bla… ˮ
Una malinconia fredda e glaciale, arida e artificiale.
Riemersi dai miei opachi Sargassi mentali. Lei stava ancora parlando.

Sento continuamente come delle grandi onde musicali. Basta che mi ritragga un po’ ed ecco: sento. Non sono suoni, ma è musica. Non so come posso fare per aiutarti, ma ti manderò della musica. ˮ

Ho nella mente uno sguardo — mi sentii dire — è come fosse al di sopra della mia testa e occupasse per intero il sahasradala. ˮ

La prima volta che ho ascoltato il concerto in re maggiore di Beethoven, fin dalle prime note del violino è stato come se tutto d’un tratto la mia testa si aprisse e sono stata proiettata nello splendore. Oh… era stupendo! Ti manderò anche quello. ˮ

La guardai. Usava ancora il rossetto, sua unica frivolezza.

È il tuo cuore che vuol salire lassù, — continuò voltandosi verso di me e descrivendo un cerchio in aria con un dito — vuol raggiungere quello sguardo che vede attraverso l’apertura. Quando le cose giungono da quella regione, si traducono in stati d’animo e ciò non appartiene a nessuna lingua e a nessuna idea, è soltanto l’impronta esatta di ciò che accade. Ricorda: si va incontro soltanto a se stessi, anche se spesso questi è un altro sguardo. ˮ

Sarà forse un’altra terra.
Un’altra storia.
Un’altra gravitazione sotto le stelle.
Il nostro vero paese: infine.