LA PROVINCIA PEDAGOGICA

Un viandante arruolato nella Provincia Pedagogica… tra i rinuncianti

Mese: febbraio, 2012

FLUXUS

Nessuno sa perchè, ma un viso, seguendo gli oscuri meandri del destino,
va a sbucare ora qui, ora là.
Come i campanili di Martinville salgono improvvisi
verso il cielo,
questi scendono a terra da un paesaggio diverso, da un
altrove sconosciuto.
Nel loro galleggiare sospeso tra lacerti di memoria,
aggrappati al loro sorriso di riserva, che poco più è pianto,
forzano il giorno transitando l’anima in senso vietato.

Visi come un senso risucchiato,
un’alterità irriducibile:
un’ermeneutica della reticenza
( e lo spazio tra quelle guance e quelle membra
è come l’aria leggera che attraversa
un roseto vivificandolo ).

Visi come eventi:
perennemente protesi sul vuoto
e che occupano già,
col loro accadere,
la loro stessa morte.
Visi come uno spirito convesso
in un tempo impuro.

In attesa che il campanile di Vieuxvicq,
ritardatario,
venga a raggiungerli e,
” con un’ardita giravolta, si ponga di fronte ad essi “.

The Veiling

” La maggior parte degli avvenimenti sono indicibili,
si compiono in uno spazio che mai parola ha
varcato “

L’io penso
è soltanto una seduzione del linguaggio
e la verità:
” un mobile esercito di metafore “

iámbē

Emerse dal mare alle prime ore del mattino,
aprì la bocca per assorbire la rugiada celeste, poi scomparve,
come il mercurio nelle mani del vecchio paralitico:
come la luna nella coda del drago.

A volte ci si incammina verso luoghi impercorribili simili a un vuoto doloroso,
mentre qualcuno sussurra:
narrare sottrae la morte al tempo “

In strada lo accolse una luce livida, elettrica.
Radi tratti di sereno si alternavano ad un cielo coperto di nubi scure e basse che correvano
e sembrava premessero sul paesaggio sottostante.
Colto da un  presentimento attraversò la strada e si diresse verso il marciapiede opposto,
dove ancora stazionava la vecchia donna seduta sulla sua cesta.
Le passò davanti senza guardarla e, ormai superatala, stava pensando di aver sbagliato, quando:
Ehi, figlio di qualcuna!
A quelle parole si voltò e tornò sui suoi passi, fermandosi di fronte a lei.
La donna aveva i gomiti poggiati sulle ginocchia divaricate e le mani congiunte.
Indossava una sorta di giacca da uomo dal colore indefinibile;
le maniche, troppo lunghe, le scendevano fin quasi alla punta delle dita e in testa aveva uno scialle di lana nero, a maglie molto rade.
Senza muoversi e alzando appena la testa, gli mostrò due occhi così chiari che sembrava non le appartenessero, come fossero stati incollati al viso.
Voglio raccontarti una storia ” gli disse e cominciò:

 Alle prime luci dell’alba, in una notte di luna piena, una conchiglia emerse dal mare,
aprì le sue valve e, fecondata dalla rugiada celeste, diede vita a una perla bellissima.
Era  pura e limpida come una lacrima.
Una sfera perfetta, che a fatica si era evoluta dagli
oscuri intrighi dell’acqua.
Nuda,  anteriore a ogni aspetto, aveva in sé  ogni metamorfosi, ogni esuberanza, ogni prestigio
e tutte le forme coesistevano in lei, al riparo del suo capriccio.
Il riflesso della ormai pallida luce della luna le apparteneva, così come erano suoi quei primi timidi raggi del sole.

Un uomo venne alla spiaggia e raggiunse la riva del mare.
La sua immagine, passando, si rifletté sulla pelle chiara di quella gemma, poi, lentamente, si dissolse e lei non lo vide più.
Né  giovane né vecchio, aveva il volto angosciato e la vista dell’acqua moltiplicò la sua pena,
come l’avesse privata dei suoi confini.
Lo sguardo smarrito, fissava così intensamente la superficie  che, a un tratto, gli sembrò che fosse il mare a guardare lui.
Ci sono momenti in cui il corpo si rifiuta di compiere il passo che la nostra volontà ha già alle spalle e, attardandosi, si difende ancora:
come ubbidendo a un’altra volontà.
‘ Sempre in ritardo! ’ pensò l’uomo,
mentre una smorfia gli attraversava il viso.
Stava per muoversi, quando un rumore improvviso lo costrinse a voltarsi.
Un gabbiano, silenzioso, era planato a pochi passi da lui.
Seguì l’animale con lo sguardo e, mentre questi si muoveva lentamente abbassando ogni tanto il capo a terra,
a un tratto si avvide di qualcosa che brillava sulla sabbia: era una conchiglia aperta, colpita dai primi raggi del sole.
Stava per chinarsi quando sentì una voce dietro di lui:
E’ molto bella vero? La chiamano Veneriae, è raro che navighi fino alla spiaggia.
Si voltò sorpreso e vide davanti a sé una fanciulla dai lunghi capelli biondi.
Chi sei? ” disse l’uomo.
Mi chiamo Margherita e sono venuta alla spiaggia per veder nascere il giorno.
Un abito candido e lungo fino ai piedi le donava un portamento regale
e l’ovale del viso appariva perfetto,
grazie anche a  un piccolo neo a forma di stella  sulla fronte, che ne determinava con precisione il centro.
Guarda! –  disse lei indicando qualcosa in terra – Sembra una corona! ”
Delle corde intrecciate e gettate sulla sabbia da qualcuno, forse un pescatore,
formavano in effetti una sorta di cilindro cavo, dal quale fuoriuscivano alcune estremità.
Come mi sta ? ” gli chiese la fanciulla indossandolo.
L’uomo non rispose e si limitò a guardarla.
‘ Che strana creatura! ʼ pensò
Sai, – riprese lei – oggi è il mio compleanno e mi piacerebbe avere una festa.
Io non ho molti amici, ti andrebbe di venire con me?
Ma prima debbo cambiarmi d’abito.

Così dicendo si avviò verso la pineta e l’uomo la seguì:
il suo corpo aveva infine compiuto quel passo.

La vecchia donna abbassò il capo e lui aspettò che riprendesse a parlare.
Infatti, dopo un istante:

 Quattordici bambole vengono bruciate alla sua festa,
i Daidala, e il suo vestito è composto di tre colori: bianco, rosso e nero.

Un filo di sangue travalicava la cornice della sua esistenza e l’uomo, credendo di salvarsi, precipitò dalla vita.

Pronunciò queste ultime frasi come una nenia, con un filo di voce e il capo chino,
come un bambino quando canticchia una filastrocca,
mentre lui guardava il suo viso e le due metà di una perla che ornavano i suoi orecchi.
Decise di andarsene:
non aveva detto una parola.
Aspetta, non andartene! – gli gridò dietro la vecchia – voglio darti una cosa: “
Così dicendo infilò la mano sotto la gonna e ne trasse un oggetto che mise nelle sue mani.
Lui, senza neanche guardarlo, lo mise in tasca e si avviò, per voltarsi dopo pochi passi, come costretto.
La donna, in piedi, sollevò la gonna sopra la vita e,
buttando il capo all’indietro
proruppe in una risata frenetica.

Il tramonto di un’anima genera figure sfuggenti,
fisionomie misteriose sempre sul punto di disfarsi.
Grumi di memoria, come oscure bolle,
salgono in superficie per poi esplodere in forme bizzarre e,
come in una fuga di specchi magici,
ogni cosa sembra rimandi ad un altrove, mentre la mente si allarga a dismisura
e il corpo si defila.

Quell’uomo aveva una speciale inclinazione
per le segrete corrispondenze tra ciò che è in natura e ciò che è nelle nostre passioni
e in lui, il mondo, lungi dal risolversi in ciò che gli stava di fronte,
assumeva l’aspetto di una materia brulicante, di una fitta rete di connessioni oscure,
come tenebre illuminate da lampi.

Dove gli altri vedevano solo cose,
i suoi sensi gli rivelavano
abissi.


DIE WAHRHEIT

” Se fosse possibile definirla altrimenti che attraverso la sua estraneità perfetta,
la sua natura di alterità irriducibile,
io la definirei un
consentire ”


Una voce diversa, lontana dalla propria stessa voce,
si accorda a colui che parla
e sembra vi si compiaccia:
di una remissione che si risolve in una
febbre eterna.