LA PROVINCIA PEDAGOGICA

Un viandante arruolato nella Provincia Pedagogica… tra i rinuncianti

Mese: settembre, 2012

Sul Falberg

La gioia tornò sui suoi passi e portò il silenzio fin dentro le mie mura.
Quel silenzio sovrano che precede e segue la poesia,
l’attimo d’attesa prima e il muto rapimento poi.

Il suo sguardo pareva sempre interrogare i cieli e compiangere la terra
e ora planava sdegnoso sulla valle,
simile a un uccello da preda.

Io indovinavo le ombre
che una misteriosa inquietudine gettava sulla sua fronte
e che coincideva così perfettamente col pallore del suo volto,
tanto da sembrarne il riflesso.

” La luce viene dai tuoi occhi,
così come il mio pensiero deriva dal tuo.
E non ho timore di ferirti,
poichè è il riflesso della tua anima che io ti dono,
le parole del tuo cuore.
Rimandiamo all’alto
le visioni delle quali siamo nutriti. “

Mi donò il suo sorriso,
perchè gli abissi debbono essere abbelliti.

Lei era come la terra,
che al calar del sole si illumina da sè;
come il fuoco di un effimero diamante,
figlio della neve e dei ghiacci;
come un fiore prodigioso,
sbocciato grazie al respiro degli angeli.
Lei era come un’emozione,
la cui origine è vano cercare in se stessi.

Il soffio delicato della prossimità s’era levato
e ammirando due edredoni sorvolare la baia,
ci congedammo dal sogno:
lasciando la porta socchiusa

Les proscrits

All’imbrunire di una coscienza,
uno sconosciuto bussa eternamente alla sua porta.
Ma un altro senso è in festa
e orna il suo corpo per un’altra verità.

E’ il tempo della metafora,
frammento di metamorfosi in una logica sdrucciolevole:
una vacanza della ragione,
una facoltà del possibile.

Tempo precario,
la sua evanescenza lascia spazio a un’urgenza
e all’inesorabile rinvio,
in una perenne cancellazione dei confini. Leggi il seguito di questo post »

UNHEIMLICH: INSEGUENDO UNA TRACCIA MNESTICA

Il tempo corre e soffia.

” Lascialo andare incontro alla siepe di convolvolo
e girare lezioso attorno all’axis mundi,
quasi fosse un contorno di maschi rispettosi,
in attesa dei pollini di lontano. “

La fanciulla ha abiti regali e una stella in fronte,
lui le salta al collo e teneramente
l’ama.

Il tempo corre e soffia.

E abbandona l’unica perla che giace al fondo della molteplicità delle ragioni,
del quadro variegato degli idiomi.
Si dirige verso forme variabili e tortuose,
verso saperi frammentati,
ancora intriso della porpora sottile del suo
giglio tigrato.

Il tempo corre e soffia.

NULLA,
sarà la sua perpetua epigrafe.

” Aggiustati la cravatta,
testimone silenzioso dello scacco inesorabile
e della fuga dal travaglio. “

” Fui testimone e vidi. Ma non per aver lanciato uno sguardo vidi. “

Corre il tempo e soffia.

E fa girare il fiore
che segue la strada celeste del grande padre
e lo segue
per inchinarsi a lui,
alla ricerca soltanto di un suo sguardo.
Nasconde il cavaliere che si trova alla frontiera,
al confine tra due mondi.
Una maga è posta a guardia e quando le chiedono
risponde:
” Io non lascio passare nessuno.
Si sarà nascosto tra le crepe,
come fa la
cimbalarya.

Corre il tempo e soffia.

Sull’origine oscura delle scelte migliori
e su Kèter e la sua luce nascosta.
Sulla verità che prende tutto tra le sue braccia,
la verità in marcia verso se stessa.

Il fiore abbassò lo sguardo per lasciarlo passare,
i suoi petali reclinati come abito di donna.

Ma corre ancora il tempo.

e  soffia
e ci lascia sgomenti,
in quel mare di somiglianze,
in quel punto luminoso nel cuore stesso dell’oscillazione,
dove solo un amore, in cui tutto riposa,
preme insieme.

” Fui testimone e vidi.
Ma non per aver lanciato uno sguardo:

vidi.

L’abisso della fonte l’abisso dell’anima

Il tempo ci abbandonò di colpo, rosa mia,
ricordi?
Come in un quadro, precipitò con un rumore lieve, un fruscìo.
Si era in un respiro, in un foglio bianco, nel lieve istante di un mattino d’infanzia,
con il viso schiacciato contro un vetro.

” Ma allora verrà il peggio? ”
chiedesti tu.

E io, come un cane in cui l’attesa è cresciuta per tutto il giorno,
mi precipitai tra i tuoi capelli quasi fossero cespugli e mi persi nell’acqua dei tuoi occhi:
un’acqua così lieve su cui nulla avrebbe potuto galleggiare,
neanche il suono delle mie parole.

Precipitando in un profumo di labirinto,
vidi affiorare il tuo volto come un immobile incanto
e la realtà fare largo ai tuoi fianchi, riannodando i fili dietro al tuo passo.

Avanzai in quel formidabile vuoto,
tra alberi di vetro ed un niente che soffia,
viaggiatore un pò smemorato e dalle mille tracce perdute.

Mi persi come la pausa di una musica;
come il bianco tra le lettere di un testo sacro ;
come il vuoto di una tazza di tè che mai non si colma.

Daremo al peggio il tempo di passare rosa mia
e lasceremo la luna andare:
dove è giusto che vada.