LA PROVINCIA PEDAGOGICA

Un viandante arruolato nella Provincia Pedagogica… tra i rinuncianti

Mese: dicembre, 2012

Rêverie

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Necessità di decidere:
vivere o morire?

Cerchi ognuno nell’anima sua
cosa il fato ha in serbo per lui.

In una livida alba, risalivo il quartiere
dove abitavo da ragazzo.
Alzando gli occhi per caso,
notai il numero civico di una casa:
lo stesso dei miei anni.
Riabbassai lo sguardo e mi trovai dinanzi una giovane donna,
pallida in volto
e con gli occhi infossati.
Una lunga veste avvolgeva il suo corpo e i suoi tratti ricordavano quelli
dell’angelo della Malinconia.

Rapido un pensiero mi attraversò la mente:
‘ Io o lei? ’

Quel numero potevano essere i miei anni, oppure un’ora fatale.

” Dove sei diretto? ” mi chiese
” Verso oriente ” risposi

Mi seguì, anche se io non appartenevo al suo stesso cielo.

” Forse qualcuno ci aspetta lassù, su quella stella! ” e indicò un preciso punto del cielo.

Tutto questo avveniva all’alba,
nel momento solenne della chiusura del tempo,
quando tutto è offerto al meraviglioso:
in parti uguali e con religioso artificio.

ALLA RICERCA DEL FOWHAR

Il Principe

 

Nella foresta del Périgord, un principe fugge dalle tre torri d’argento,
dalle stelle e dalle mezzelune evocanti l’oriente.
Al galoppo si dirige verso l’oscurità e scompare,
come la Luna nella coda del drago.
E’ diretto ad una grotta,
situata nel cuore di una montagna
e dove al centro si trova un pozzo,
colmo di zolfo eternamente infuocato.
Vuol unire il pampino e la rosa, fusione consolatrice,
ma letale.

” Su di lui scese la sera e, forse per questo,
decise di addentrarsi in quella terra senza luce.
Avanzava piano,
in un mondo sempre più rarefatto
e si ricordò quanto il saggio gli aveva insegnato:

Quando un uomo cerca dimora nell’acqua della vita,
deve porre un velo dinanzi a sé.

Trasse dalla bisaccia un tessuto blu e se lo mise sul capo,
non prima di aver abbandonato viveri e spada.

Qui le sparse stelle dispiegano le loro forze,
qui la Luna e il Sole lavano il loro volto.
O viandante,
qui perciò volgi rapido il tuo cammino con celere piede.

Giunse all’acqua, unico barlume,
simile al fuoco.
E fu lì che le vide andare in frantumi,
come riflessi deformi che tremolano su superfici increspate.
Le immagini che l’uomo ha prodotto,
per darsi ragione del mistero,
andavano in pezzi davanti ai suoi occhi,
ma dai loro relitti continuamente si ricreavano,
come significanti di un messaggio perduto.
Incessantemente si combinavano e ricombinavano,
dando vita a fisionomie sempre diverse.

Quell’esilio essenziale assunse le forme di una Madre arcaica,
nera come l’inchiostro,
ma rossa dentro come rubino, o come pietra granata.
La vide mutare le tenebre in vermiglio,
in abolizione e canto.
La guardò dissolversi in una polvere fine
e pian piano trasformarsi in un’acqua permanente.

Quanto inafferabile lei sia,
necessariamente perduta,
lo dice l’affannarsi alle parole,
l’incertezza del nome.
Il malinconico ne parla, d’amore e d’odio;
il poeta, attraverso l’enigma,
è a un tempo ai suoi piedi ed altrove.
Insediandosi nell’io, casa dell’artificio,
si vuol dominarne l’assenza,
ma il suo posto è il gioco, il teatro,
le maschere di un’identità possibile.

Il giovane principe si chinò a terra
e raccolse una pietra.
‛ In te – disse – la massima distanza è raggiunta,
tra l’energia divina che ha creato l’universo e le sue entità.
Ma è proprio in te che si produce il rivolgimento ed essa,
non potendo scendere ancora,
risalirà lungo i gradi dell’essere in senso contrario,
in direzione delle origini. ’

Sentì su di sé la pesantezza oscura di Piombo Saturno
trasformarsi nel chiarore dell’Argento Luna,
non senza l’aiuto del grande vecchio senza nome,
poi volse ancora lo sguardo all’acqua e alla sua matrice,
si tolse il velo
e disperse la stella morta nel suo canto. “