LA PROVINCIA PEDAGOGICA

Un viandante arruolato nella Provincia Pedagogica… tra i rinuncianti

Mese: febbraio, 2013

D’azzurro taciturno

gh244

Di rado esce,
come un selvaggio nella sua tana.
Una logica mediocre fa di ciò che resta una grande famiglia.

Ingrate verso un creatore inesistente,
nozioni emanano da mammelle feconde.
Ma lui sta lì,
incurante dell’esistenza
e fissato come radice al pezzo di terra che segue.

Accovacciato nella sua tana
come un vecchio oceano dalle acque amare,
ascolta il rumore melanconico dell’onda che fonde,
e osserva un uccello di passaggio fermarsi invano sulla sua cresta.
Verrà prima la morte del riposo.

Anche loro muoiono, le onde, una dietro l’altra.
Monotone come le verità che transitano attorno ad uno spazio
indeterminato e ossessivo,
come i possibili stipati in un nome.

Nell’economia dei segni:
un’astrazione,
un vicolo del cuore,
un’enigmatica laconicità.

Ti saluto vecchio,
mediazione del poeta.
E ti giro in tondo,
ché lo sguardo non può abbracciarti d’un colpo solo.

Puoi ancora,
se ti piace compararti alla vendetta di un dio,
armare le tue unghie livide
e aprirti un cammino nel tuo stesso seno:
attraverso un rimorso immenso che io non so dire.

?

?

I lati della bocca:
una lama molto affilata taglia le carni.
Segni astratti quanto le parole.

Labbra deturpate da una volontà radicale,
come l’insolenza della gioventù.

Dalle due ferite il sangue cola beffardo
sul sorriso di un altro.

In fondo,
l’ultima parola non è mai la nostra e il senso:

sempre affidato ad altri.